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Archive for novembre 2010

Ieri sera si è tenuto l’ultimo evento istituzionale dell’anno per ModenaIN: la serata è stata intensa ma ricca di stimoli…
Ecco alcuni punti che mi sono piaciuti particolarmente.

Ulpiana Kocollari - Dipartimento di Economia Aziendale - Facoltà di Economia Marco Biagi

Dalla prima sessione mi sono portata a casa la possibile collaborazione tra Università ed aziende legata ai progetti di indagine che vengono sviluppati sul tema CSR e che si basano sull’analisi di dati aziendali.

Ottima occasione per le aziende di entrare in contatto con gli studenti laureandi.

Walter Sancassiani - Club RSI di Modena

Walter Sancassiani, nella sua introduzione alla serata, ha richiamato alcuni concetti legati alla CSR ed in particolare la volontarietà che la caratterizza insieme al fatto che sia da percepire come un investimento sul futuro e non tanto come un puro costo:  questo non vuol direperò  fare volontariato. La CSR deve avere in ogni caso un ritorno per l’azienda ed in primis nei confronti degli stakeholders.  “E’ fondamentale rendicontare-calcolare il Valore Aggiunto creato  per gli stakeholder nei Bilanci come fattore di credibilità e  maturazione” aggiunge.

Un altro aspetto interessante è la raccomandazione circa la strategia da seguire: esistono diversi approcci alla CSR e soprattutto molteplici strumenti gestionali. Per il bene della propria azienda è importante non fossilizzarsi solo su alcuni bensì cercare di trovare il proprio mix.

Anche l’indagine Federmanager Quadri – presentata da Silvano Crespi – mi ha colpito in alcuni passaggi.. in particolare due considerazioni: la prima è legata al basso livello di cultura su cosa sia la Responsabilità Sociale d’Impresa. La maggior parte degli intervistati pensano che Responsabilità SOCIALE d’Impresa sia legata all’aumento della sicurezza in azienda. Walter Sancassiani – del Club RSI di Modena – ha ricordato che la sicurezza è un tema normato da anni… fare RSI significa mettere in campo azioni volontarie che vanno oltre quanto normato.

Silvano Crespi - Responsabile Territoriale FederManager Quadri ER

Altro punto interessante? La visione dei Quadri diverge da quella dei Dirigenti in diversi punti tra cui l’importanza del clima aziendale: per i primi poco rilevante, fondamentale per i secondi.

Da una prima ricerca condotta dalle Acli di Bologna e il Ci.Do.S.Pe.L. del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna, che riguardava il punto di vista dei lavoratori sulla RSI, si è avviato un supplemento di indagine, con il contributo fattivo per la raccolta dei dati offerto da Federmanagerquadri di Bologna, rivolto nello specifico alla “visione” della RSI da parte della categoria dei Quadri. I risultati dell’indagine hanno portato a risultati contrastanti e a volte inaspettati, ma comunque interessanti e degni di ulteriori approfondimenti.

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Anche quest’anno i Presidenti dei ClubIN hanno avuto la possibilità di partecipare al Top Management Forum che si tiene a Milano – in rappresentanza dei Club locali e con l’obiettivo di trasmettere ai propri iscritti i temi salienti emersi nella due giorni – grazie al lavoro di MilanIN che da anni è Media Partner dell’evento.

Questa volta accanto a me erano presenti anche Patrizia Spaggiari di ParmaIN e Stefano Mastella di BresciaIN.

La due giorni si è tenuta il 17-18 novembre ed aveva per tema “Eseguire l’innovazione. Come?”. Il tema poteva rischiare di essere abusato e quindi nella pratica poco incisivo… in realtà devo dire che gli stimoli che mi sono arrivati sono stati davvero tanti.

Il 17 si sono tenuti una serie di workshop tematici che hanno visto come protagonisti esponenti di aziende top nella consulenza accanto a testimonianze di aziende d’eccellenza che si sono messe in gioco ed hanno raccontato la loro esperienza (in taluni casi lasciando a bocca aperta la platea come nel caso di Loccioni).

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Mettete insieme oltre 60 progetti innovativi, nei campi ICT, biotecnologie e servizi, scaturiti da giovani imprenditori e ricercatori del territorio modenese.

Fateli circolare tra le conversazioni informali di un centinaio di persone tra  aspiranti e consolidati imprenditori, finanziatori, valutatori esterni. Dove? Alla cena di networking dell’Innovaday– l’evento che promuove l’innovazione sul territorio modenese- il 10 novembre 2010.

Intrecciate casualità, informalità, ricerca di percorsi e affinità tra i vari partecipanti, e otterrete il sapore della cena di networking organizzata da Democenter-Sipe in attesa dell’apertura ufficiale dei lavori di Innovaday.

A dare il via alle conversazioni della serata sono stati i padroni di casa, attraverso il saluto di Alberto Venturelli il presidente del Club delle Nuove Imprese Hi-Tech, inaugurato nel 2009.

Segue il saluto di Marco Stella, vicepresidente giovani industriali di Modena, che ha evidenziato come le imprese associate a Confindustria nella provincia di Modena arrivino a occupare circa 70.000 persone.

Anna Piacentini, presidente di ModenaIn, nonché membro della giuria di Innovaday – che dovrà individuare i progetti più meritevoli d’essere sostenuti – ha tracciato il profilo di un business network territoriale, quello di ModenaIn, costituito da 1250 iscritti tra imprenditori, manager, consulenti e professionisti. Iscritti che attraverso l’accettazione di un codice etico, partecipano a un network che propone e incoraggia i rapporti di fiducia, di aggiornamento, di formazione reciproca e trasparenza tra i membri. Attraverso eventi istituzionali, percorsi di formazione, occasioni di incontro anche diverse dalle solite, come le cene al buio, in collaborazione con le associazioni di non vedenti: “per vedere le cose in modo diverso”, aggiunge Anna. In ModenaIn sono rappresentate, attraverso gli iscritti, aziende di tutti i comparti del territorio Modenese, e non solo, anche Bologna e Parma partecipano attivamente al network che darà via presto alla costituzione di EmiliaIN.

Seguono i saluti di Sonia Bergamaschi, direttore del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, ampiamente rappresentato nella compagine dei progetti innovativi in ambito ICT presentati nell’Innovaday.

Il Dott. Paolo Anselmo, di Iban (Italian Business Angel Network) conferma l’impressione di un tessuto economico e innovativo estremamente vitale. I 60/70 progetti presentati sono un bel numero anche rispetto a blasonate grandi città.

Alessia Melasecche Germini di Metagroup saluta la platea e introduce la Global Intership Week, una settimana dedicata all’imprenditorialità che si svolge in 101 paesi del mondo. Con quattro obiettivi: connect, engage, inspire e mentor.

Chiude i saluti d’apertura la dottoressa Francesca Natali di Ingenium – fondo di venture capital per l’Emilia Romagna – con una comunicazione informale in anteprima:  Zernike e Metagroup (partner della joint venture italo-olandese che gestisce il fondo) avranno a disposizione 14 milioni di euro da investire per il sostegno di imprese innovative della regione Emilia Romagna.

Ma quali sono i progetti innovativi protagonisti della serata?

Impossibile raccontarli tutti: durante la cena sono emerse, come narrazioni casuali  e sorprendenti, storie di giovani ricercatori biotech alle prese con macchine per la riproduzione esponenziale tridimensionale di cellule: in pratica tessuti umani “coltivati” per la sperimentazione di nuovi farmaci e per i trapianti. La sede di questa startup biotech, che nella passata edizione di Innovaday si è aggiudicata l’ambito finanziamento (solo il 2-3 % dei progetti ci riesce) è a Basilea; una innovativa forma di collaborazione tra Modena e la Svizzera.

Il mondo ICT si racconta attraverso i tanti giovani laureati in ingegneria dell’informazione presenti in sala. Che, spesso dopo un’esperienza nella Silicon Valley, tornano in Italia per lanciare il loro software di “sentimental analysis”, uno strumento a disposizione di enti e aziende per captare le opinioni della rete. Sempre nel campo ICT troviamo motori di ricerca speciali, dedicati agli eventi, per sapere sempre cosa accade in una determinata città: feste, mostre, incontri. Ma non solo internet: anche sistemi di visione artificiale da utilizzare per i controlli nelle filiere produttive. Per esempio, con un opportuno algoritmo montato su un visore, è possibile identificare tutte le pizze che scorrono nella catena di produzione, se non sono tonde, o sono bruciate, vengono immediatamente identificate.
Un altro giovane ricercatore propone un dispositivo per misurare le radiazioni di gas radon presenti negli edifici: radiazioni che, secondo le ultime statistiche, sono tra le principali cause di tumore al polmone.

Fino ad arrivare ai servizi, ben rappresentati dal progetto “Slow Cost”, per la produzione di barche ecologiche con legni certificati e colle bio, ecocompatibili e meno inquinanti, in grado di attraversare i parchi marini delle più belle coste italiane; il tutto unito alla creazione di un movimento di opinione e di cultura sull’andare lento per mare, sul mare inteso come bell’essere e non come espressione di forza e ricchezza, nel rispetto di un sistema marino sempre più delicato.

Non ci resta che augurarci che nella giornata successiva, al momento delle presentazioni ufficiali degli otto progetti selezionati dalla giuria e proposti ai finanziatori, i migliori saranno scelti per diventare realtà d’impresa.

Noi di ModenaIn facciamo gli auguri a tutti, e invitiamo tutti a non arrendersi!

Emanuela Gugnelli



due-innovatori-presenti-in-sala

Due giovani imprenditori presenti in sala

La cena di networking

La cena di networking

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Così nascono i circoli e le nuove forme di tutela basate sul conto dei clic

LE NUOVE RETI

Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn (Archivio Corsera)
Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn (Archivio Corsera)

L’individuo frequenta la rete, accumula amicizie e poi gli viene voglia di riportare tutto sul territorio. Semmai qualcuno dovesse pensare che i social network hanno ammazzato l’associazionismo, almeno in un caso, si deve ricredere. E prestare un po’ di attenzione alla straordinaria storia di LinkedIn, il sito di social business lanciato nel maggio del 2003 a Mountain View in California. Ora ha raggiunto settanta milioni di utenti in 200 Paesi, 11 milioni in Europa e ben un milione in Italia (di cui il 36% di sesso femminile, un record europeo). I professional italiani lo amano, pubblicano scrupolosamente il loro curriculum, aggiornano la scheda e chiedono continuamente amicizia agli altri per aumentare il loro capitale di relazioni sociali e migliorare la posizione nel mercato del lavoro. Ma sviluppano anche forum professionali che interessano le singole tribù: i dirigenti d’azienda, i designer, i pierre, gli informatici, i consulenti. A dimostrazione, però, che questa dovizia di relazioni comunque non basta, LinkedIn ha sprigionato in Italia un’ulteriore carica di socialità: sono già nati otto club in altrettante regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli, Toscana, Emilia, Marche, Sardegna) e ne sono in gestazione almeno un’altra quindicina. Già dal nome (MilanIn, TurinIn, LiguriaIn, ToscanaIn, eccetera) i circoli conservano gelosamente il cordone ombelicale che li lega al sito-padre e non c’è nuova iniziativa che deroghi. E ci si iscrive solo dopo essersi fatti le ossa su LinkedIn. Ma qual è la molla che spinge a tanto attivismo? In tempo di Grande Crisi e di ristrutturazione continua delle aziende non può che essere la percezione della propria debolezza sul mercato. Costruendosi un piccolo network l’individuo si sente meno solo, meno in balia delle decisioni prese dalle grandi organizzazioni. Per estensione potremmo dire che è un moderno modo per «farsi sindacato di se stessi», privilegiando il rafforzamento delle proprie chance individuali e non i riti della rappresentanza collettiva. Che questo sia l’approccio psicologico lo dimostra un piccolo episodio: LiguriaIn organizza un seminario chiamato «Kill the boss» dove si apprende non certo a uccidere il Capo, ma come raccontano i soci, «a rapportarti con chi può fare del male alla tua carriera».

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